L’arte della gioia di Goliarda Sapienza

di Tiziana Rubano

Ed ecco me a quattro o cinque anni in uno spazio fangoso che trascino un pezzo di legno immenso. Non ci sono né alberi né case intorno, solo il sudore per lo sforzo di trascinare quel corpo duro e il bruciore acuto delle palme ferite dal legno. Affondo nel fango sino alle caviglie ma devo tirare, non so perché, ma lo devo fare. […] dopo averlo nascosto o abbandonato, entrai nel buco grande della parete chiuso solo da un velo nero pieno di mosche.

 

arte della gioiaInizia così uno di quei libri che tutte le donne dovrebbero leggere. Mi correggo, che tutti dovrebbero leggere. E una volta letto va tenuto lì per un po’, sul comodino. Si fatica a separarsi da Modesta. Entra nella nostra vita per non uscirne più. Ci arriva bambina portando un peso immane che è il carico della miseria della sua piccola esistenza fatta di convenzioni, costrizioni, urla, silenzi, regole e fango. Un mondo imposto, ma non subito, claustrofobico per poco perché Modesta — di nome ma non di fatto — forte e spregiudicata, decide presto di liberarsi del legno e di scostare per sempre quel velo nero pieno di mosche.

Non è destino il suo, non è caso. È un preciso e a tratti diabolico calcolo che attraverso morti reali e metaforiche, rinascite e prese di consapevolezza la porterà alla liberazione da ogni vincolo, schema mentale, legame, rigidità. Un percorso individuale vissuto a cavallo di un secolo (nasce il 1 gennaio 1900) che si intreccerà con le vicende storiche e politiche affrontate con la stessa passione di quelle personali. Un corpo affascinante, una mente brillante, un linguaggio raffinato che travolgeranno cose, luoghi e persone.

Nulla rimane tale incontrando Modesta, tutto si trasforma pressato dalla sua instancabile sete di sapere, giustizia e libertà. Un desiderio di indipendenza il suo che traspare fin dalle prime pagine attraverso un lucido disegno teso a porre quanta più distanza dalla cultura mafiosa e patriarcale in cui è inserita e mediante l’eliminazione reale e simbolica di quelle figure femminili colpevoli di agire da forza frenante all’esplosione della sua natura ribelle. Donna è, deve essere, altro.

Non esistono stereotipi in Modesta. Soprattutto in amore. Amore che, raggiunta l’autonomia economica grazie ad un matrimonio di convenienza, può essere vissuto finalmente senza impedimenti. In ogni sua forma. Non si risparmia Modesta e non si frena. L’amore è amore. Donna e donna, donna e uomo, quando conduce il gioco, quando rasenta il patetico. L’amore è amore. L’amore per i figli, intenso e anche lì, libero. Non esistono gabbie, men che mai d’amore. Le redini sono sciolte e la sua casa di madre diventa una comunità di emancipati in una Sicilia chiusa e fascista. È educatrice Modesta non balia, nutrice di valori. Unico riferimento dei tanti giovani che le girano intorno, nati da relazioni sue e di altri, accettate (e qui viene da chiedersi possibile a tal punto?) e accolte con eguale dedizione. Nuove generazioni che in un’Italia finalmente liberata rappresentano il sogno di un futuro migliore. Fresche vite per le quali però permane un dubbio ad ardere sotto le ceneri della guerra. 

[…] se non dobbiamo esser pessimisti non dobbiamo neanche pensare che con la fine del fascismo tutto andrà per il meglio. Io, mamma, in un anno in quell’ospedale ho avuto l’impressione di essere passato da una cella vera e propria a una appena più spaziosa, con cibo sufficiente e qualche giornale.

Solo nel finale Modesta, anziana, perde la tensione che la mantiene viva e machiavellica per tutto il romanzo: non proprio ogni cosa si può decidere. Cessa così quella estenuante ricerca della felicità, della studiata costruzione della sua persona perché l’amore è conquistato quando meno se lo aspetta e il sesso è riscoperto proprio nella fase in cui alle altre donne è precluso, la menopausa. Quell’energia impetuosa che l’ha vista fiera e mai appagata, con la quale ha abbracciato ogni aspetto della vita, lottato contro ogni moralismo, sfidato ogni avversità ora è dolce accoglienza di quello che è. Non rassegnazione, tutt’altro. Gioia. Affermazione di una certezza: la volontà, il metodo, il rigore permettono l’impossibile ma di fronte all’amore, qualunque esso sia, bisogna sapersi piacevolmente arrendere.

Ora capisco, tante cose ho imparato nella mia vita ma mai a prevenire l’amore… Si può prevenire l’amore Mimmo? “Puoi prevenire l’intelligenza degli altri, i fatti della storia, anche il destino – te lo concedo, anche il destino – ma l’amore mai!

 

tiziana-rubano-00Tiziana Rubano è giornalista, imprenditrice, Vice Presidente di Selena Italy (di cui è anche responsabile del Gruppo Comunicazione) e Presidente di Auriga Cilento, associazione per lo sviluppo del territorio. Appassionata di teatro e storie di donne ha ideato e segue per Selena la rubrica Grazie a loro, come loro. @tizianarubano 

No Comments

Post a Comment