Laura Cresti, Presidente di Agriturist Toscana: l’agriturismo è ritagliato sulla figura femminile.

Continuiamo nel percorso di conoscenza delle nostre socie. Dopo la presidente Elda Lettieri è la volta di Laura Cresti che per Selena Italy si occupa di Relazioni con le Associazioni Turistiche e Logistica. General Manager dell’azienda agricola La Ripolina di Buonconvento (Siena) alla quale dedica la maggior parte del suo tempo Laura oggi è anche produttrice di vino e Presidente di Agriturist Toscana, prima associazione di agriturismi in Italia.  

Il dialogo che riportiamo è tratto dalla lunga intervista pubblicata sul giornale Business Lady Magazine nell’aprile 2011 dopo la sua  partecipazione al 2° Forum Internazionale sull’Imprenditoria Femminile svoltosi a Sofia e organizzato dalle colleghe di Selena Association Enterpreneurs Women in Bulgaria.

Laura dare ospitalità in case di campagna è sempre stata la tua attività? 

In realtà arrilaura-cresti-00vare all’accoglienza è la fine di un percorso di vita. Ho prima studiato presso l’Università di Siena laureandomi in Scienze Politiche e occupandomi soprattutto di organizzazioni internazionali e principalmente di Unione Europea. In questo campo ho fatto esperienza internazionale collaborando anche con le istituzioni comunitarie e venendo a contatto con tante nazionalità diverse. Ho svolto questo lavoro per circa 12 anni come ricercatrice presso la cattedra di Organizzazione Internazionale dell’ Università di Siena.  

Lasciata la carriera universitaria per occuparmi dell’ azienda di famiglia mi sono trovata a svolgere un lavoro a me del tutto sconosciuto. In azienda c’erano diversi casolari che avevano bisogno di restauri urgenti e, in quel periodo, la situazione economica favoriva lo sviluppo del turismo in campagna. Ho cominciato a fare corsi di formazione e ad applicare quelle conoscenze maturate nel corso dei miei anni trascorsi all’estero. Piano piano ho restaurato la mia proprietà e ideato l’agriturismo.  

Quali sono i principali problemi che hai incontrato durante il tuo percorso lavorativo? 

Chiaramente iniziare da capo un lavoro nuovo comporta grandi difficoltà ma l’entusiasmo aiuta moltissimo. Ho cercato di fare tesoro delle esperienze altrui e organizzare l’agriturismo secondo quella che, secondo me, avrebbe dovuto essere una filosofia di vacanza: stare a contatto con la natura cercando di far  ritrovare quella dimensione che il vivere moderno ci ha fatto perdere.

Io ho un bellissimo ricordo di quando, da bambina, andavo dai miei nonni contadini. La vita aveva ritmi molto più lenti, si apprezzavano le cose semplici perché si godeva di più di quello che quotidianamente  si riusciva ad avere. L’amicizia era un grandissimo valore  e l’ accoglienza non veniva mai negata. Nella casa dei contadini c’era sempre la chiave alla porta e un posto a tavola in più per il viandante. Partendo da questo ricordo ho cercato di ricreare gli ambienti, ospitali ma non lussuosi e soprattutto ho puntato all’accoglienza familiare. Io stessa ricevo gli ospiti e li aiuto nelle loro necessità.  

Agriturismo familiare quindi e non albergo mascherato. Cosa hai fatto per far conoscere la tua azienda?  

La parte più difficile è stata proprio la commercializzazione, mentre per quello che riguarda l’ organizzazione del lavoro è stato relativamente più facile grazie all’esperienza che mi ha aiutato comunque a migliorare. La comunicazione è stata quella che ha richiesto e continua a richiedere lo sforzo maggiore. Anche il turismo in campagna come qualsiasi altra forma di accoglienza non ammette improvvisazione. Far conoscere la struttura non è stato facile, inizialmente mi sono affidata ad agenzie di intermediazione, pretendevano grosse percentuali lasciandomi pochi guadagni. Ho cominciato così a frequentare le fiere turistiche, conoscere direttamente gli operatori stranieri, poi ho capito che stando da soli non si riusciva a coprire quegli investimenti necessari a dare visibilità alla struttura. Ho partecipato alla creazione di un consorzio di agriturismi e ne sono divenuta il Presidente. Insieme, oltre 60 strutture, abbiamo dato  vita a punti di informazione turistica e partecipato a un gran numero di meeting in Italia e all’estero per far pubblicità alle nostre strutture. È stato un periodo veramente di intenso lavoro ma anche di tantissime soddisfazioni. Il momento era favorevole, la Comunità Europea distribuiva i fondi per la promozione turistica e il consorzio era uno dei soggetti finanziati, così siamo riusciti a farci conoscere.

Adesso è tutto cambiato, e a distanza di più di venti anni, sono tornata a scuola per apprendere le nuove tecnologie della comunicazione. Non si finisce mai d’imparare, ma forse è proprio questo che non ci fa appiattire sulle conoscenze acquisite e ci spinge a migliorarci.

Sei stata in Bulgaria per partecipare al Forum dell’Imprenditoria femminile organizzato da Selena, quale impressione hai riportato sulla situazione del turismo rurale nei Balcani?

Ero già stata in  Bulgaria 30 anni fa, in tour con la mia squadra di pallavolo e spostandoci in pullman ebbi modo di rendermi conto delle meraviglie del paese. Per quanto mi ricordo dei luoghi che ho attraversato, non posso  fare a meno di pensare che questo è un terreno fertile per  il turismo in campagna. La bellezza e varietà del paesaggio, i territori ancora non contaminati dallo sviluppo industriale, il mare, la montagna, i tesori culturali ed artistici tra i quali gli itinerari dei Traci o i Monasteri lo indicano come un luogo a  vocazione turistica rurale. Questo però da solo non basta, il confronto con il comparto agricolo europeo impone delle scelte di sviluppo importanti.

Anche la Bulgaria, come tutti gli altri paesi dell’Europa Orientale entrati nell’ Unione Europea, dovrà adeguarsi alle richieste del nuovo grande mercato unico e uno dei motori per accelerare lo sviluppo del territorio potrebbe venire proprio dal turismo rurale.  

Quindi chi dovrebbe essere secondo te a dare impulso all’attività ricettiva rurale in Bulgaria come altrove? 

Alle amministrazioni pubbliche per prime spetta il compito di “invogliare” la realizzazione di aziende agrituristiche mediante la concessione di contributi o favorendo la concretizzazione di progetti finanziati dall’ Unione Europea. Simultaneamente, di realizzare tutte quelle infrastrutture, quali strade o aeroporti o luoghi pubblici di aggregazione, necessari all’ arrivo di un turismo numericamente importante.

Ti sembra che l’intervento pubblico sia sufficiente  a far decollare l’agriturismo anche in paesi come la Bulgaria? 

Sicuramente no, sarà necessario un radicale cambiamento di mentalità. Non si può ragionare più con la mente del “contadino”. L’ imprenditore agricolo è un soggetto istruito che conosce bene le sue produzioni, conosce il mercato agricolo  ed è in grado non solo di produrre, ma di trasformare e di vendere, ed allo stesso tempo  è anche distributore di servizi, quindi sa come fare professionalmente accoglienza o ristorazione, conosce i meccanismi del mercato turistico, si aggrega con altri operatori si confronta con le amministrazioni.

Per raggiungere tale livello di professionalità è necessario lavorare molto sulla  formazione professionale. Lo Stato, gli enti locali, le associazioni di categoria sono i soggetti che principalmente dovrebbero favorire l’acquisizione di quelle professionalità indispensabili allo svolgimento di un  lavoro che racchiude in sé una molteplicità di funzioni. Non si può pensare di  fare  l’ imprenditore agrituristico a livello professionale senza conoscere almeno due lingue straniere, l’inglese diviene indispensabile, ed essere capaci di accogliere i turisti conoscendo le  regole che sono alla base della ricettività o della ristorazione e il mercato turistico, nonché saper usare le nuove tecnologie quali internet e i social network.

L’ agriturismo potrebbe servire a dare nuovo impulso vitale e  portare ricchezza  in quei centri agricoli lontani dalle città importanti,  dai luoghi industriali o posti in zone svantaggiate,  che notoriamente sono destinati alla povertà. La nuova ricchezza generata dall’ arrivo del  turismo e dalla vendita delle produzioni locali tipiche potrebbe servire al recupero dei piccoli borghi, a migliorare la vita delle popolazioni nonché  l’assetto del territorio. 

Laura credi che le donne possano avere un ruolo importante in questo settore? 

L’agriturismo è ritagliato sulla figura femminile. La donna da sempre accoglie, prepara da mangiare e ha una capacità organizzativa innata. Quindi questo è senza dubbio un settore nel quale le donne hanno moltissime chances e che può impiegare gran parte della popolazione femminile rurale. Certo è che anche loro hanno bisogno di formazione.

Lo scambio di esperienze, come nel mio caso, è basilare alla crescita professionale di una persona e un’ associazione che possiede le potenzialità di cui dispone Selena debba essere utilizzata al massimo soprattutto nella fase della creazione di rete d’ imprese e di organizzazione del sistema turistico. A me interesserebbe moltissimo riuscire a creare delle sinergie tra il mondo rurale femminile  italiano e quello bulgaro e dell’Est in genere, perché ritengo che dal confronto diretto  tra realtà diverse nascono spunti nuovi di riflessione ed  idee.

 

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La Ripolina – Buonconvento (Siena) Vista Aerea.