La Carta delle Donne del Mondo: il contributo di Selena

La Conferenza Mondiale delle Donne, organizzata da Isa Maggi e svoltasi a Milano il 26-27-28 settembre è stata anche occasione per confrontarsi e scrivere insieme la Carta delle Donne del Mondo sulla base delle proposte, riflessioni e azioni nate all’interno degli incontri, workshop e laboratori. 

Selena Italy attingendo al bacino delle sue competenze ha portato il suo contributo focalizzando e chiedendo di focalizzare l’attenzione sul concetto di leadership e sulla modalità di gestione della stessa. Attraverso l’organizzazione di un workshop intitolato appunto Allenare la Leadership coordinato dai coach Wanda Pezzi, Pina Sabatino e Iacopo Braca — si è posta l’obiettivo di verificare quali e quanti traguardi siano stati raggiunti negli ultimi vent’anni in ordine agli indirizzi strategici del pensiero delle donne. 

L’attività di laboratorio, preceduta da un performance teatrale curata dalle attrici torinesi Silvia Mascolo e Tiziana Rubano e finalizzata ad avviare la riflessione sul tema attraverso la messa in scena della vita di 10 donne leader appartenenti ad 8 Paesi presenti all’Expo, ha restituito un ricco patrimonio di riflessioni, traducibili nell’ambito dell’attività di composizione della Carta delle Donne del Mondo, in possibili indicazioni di strategie e di azioni d’intervento.

Nei tre  gruppi  di lavoro, cui hanno partecipato 4O donne di età medio alta con posizioni lavorative  di responsabilità nei settori pubblico e privato,  il confronto è avvenuto attorno a tre temi: il  concetto di leadership femminile,  i punti di forza e di criticità  nell’assumere e nell’agire il ruolo, le proposte per affermare un modello di leadership rispondente ai principi del mainstreaming e dell’ empowerment  al fine di  favorire, come qualcuna ha significativamente sintetizzato, l’assunzione della leadership stando “comoda”  nel mio sentirmi  donna, ossia  con il mio linguaggio, il mio stile, la mia etica.

Ciò che è emerso in modo netto dai gruppi è che i valori femminili rispetto al concetto di leadership e di gestione del potere sono diversi da quelli maschili. Il concetto di leadership in quanto potere in sé non è un valore femminile. Per tutte, la leadership è la possibilità di decidere per cambiare, è lo sviluppo di un progetto, l’affermazione di un obiettivo per raggiungere un risultato concreto.

Le difficoltà incontrate nei gruppi, nell’elaborare con chiarezza anche semantica questi concetti, hanno generato nelle partecipanti la consapevolezza che per parlare di leadership femminile, oggi,  dopo un ventennio attraversato da crisi politiche ed economiche di dimensioni globali, è necessario restituire chiarezza al pensiero della differenza e ai principi di gender, mainstreaming ed empowerment.

Nelle generazioni adulte come nelle giovani, hanno dichiarato le partecipanti, si riscontra un bisogno di “esistenza femminile” ma sembra si sia perso l’orizzonte, la mission di quel pensiero che nei anni ’70 e  ’80 era riuscito a unificare le generazioni femminili e aveva avviato  un confronto dialettico fra i generi. Oggi le donne hanno acquisito cittadinanza, ma non sempre di genere. 

È necessario conoscersi, acquisire consapevolezza di sé, appropriarsi delle proprie caratteristiche di genere, delle nostre e di quelle degli altri, e liberarsi degli stereotipi sessisti che ancora sono dentro di noi donne.

Una situazione, quella attuale, confusa e difensiva che ha portato in particolare le giovani generazioni ad appiattirsi su una posizione di parità pacificata e di invisibilità delle discriminazioni ancora insite nei sistemi organizzativi sia lavorativi sia sociali. 

Che fare, si sono chieste le donne del Laboratorio, per riallacciarci ai principi sanciti a Pechino  che sono dentro di noi, ma non hanno trovato un format comune di espressione e di azione? Fare formazione è stata la risposta comune. Formazione, in tutti i luoghi della politica e delle organizzazioni consapevoli che il passaggio  irreversibile del pianeta  all’economia globale non potrà fare a meno di una gestione dei conflitti economici e organizzativi basata su una competizione generativa e sul confronto tra le infinite differenze che donne e uomini di luoghi e generazioni diverse incarnano, ma soprattutto non potrà fare a meno di quella nuova cultura derivante dalla nostra differenza. Come sostiene Alain Touraine nel testo Il mondo è delle donne, il mondo delle donne può rappresentare un antidoto di libertà culturale alle gabbie della globalizzazione. Un “nuovo paradigma”: per le donne, ma anche per gli uomini